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Il matrimonio o unione civile celebrato in altro Comune

Il matrimonio o unione civile celebrato in altro Comune
Il matrimonio civile deve essere celebrato pubblicamente nella casa comunale, davanti all’ufficiale di stato civile al quale fu fatta la richiesta di pubblicazione. Il codice civile prevede, inoltre, la possibilità di celebrare il matrimonio, o l’unione civile, in un Comune diverso.

Il matrimonio o l'unione civile in altro Comune

Il codice civile prevede la possibilità di celebrare il matrimonio, o l’unione civile, in un Comune diverso, come indicato dall’articolo 109: “Quando vi è necessità o convenienza di celebrare il matrimonio in un comune diverso da quello indicato nell'articolo 106, l'ufficiale dello stato civile, trascorso il termine stabilito nel primo comma dell'articolo 99, richiede per iscritto l'ufficiale del luogo dove il matrimonio si deve
celebrare … (omissis)”.
I nubendi pertnato devono richiedere all’ufficiale di stato civile che ha eseguito le pubblicazioni che il loro matrimonio, o la loro unione civile, sia celebrato in un altro Comune, per motivi di “necessità e convenienza”.
Il problema centrale (se di problema si può parlare) riguarda i motivi di necessità o convenienza per i quali i nubendi vogliono celebrare il loro matrimonio o la loro unione civile in altro Comune, e che l’ufficiale di stato civile richiesto deve “esprimere” nella sua richiesta all’altro ufficiale.
Proprio perché l’ufficiale di stato civile deve indicare tali motivi, potrebbe sorgere il dubbio che egli li possa valutare, e, quindi, a sua discrezione, ritenendoli non validi, possa rifiutare la richiesta dei nubendi. Ma le motivazioni addotte dai nubendi non sono soggette all’approvazione dell’ufficiale di stato civile che esegue le pubblicazioni.
Si può affermare che le motivazioni di necessità e di convenienza sono dettate da considerazioni personalissime dei nubendi; esse hanno quindi un carattere soggettivo.
Proprio perché tali motivazioni possono nascere da necessità sia economiche (perché nel Comune richiesto della celebrazione questa è gratis, o di costo minore), sia affettive (nel Comune è nato un genitore, o un nonno), o anche solo perché in quel Comune il luogo di
celebrazione è più bello, diventa molto complesso opporre rifiuto (ai sensi dell’art. 7 del Dpr 396/2000) da parte dell’ufficiale di stato civile che ha eseguito le pubblicazioni.
Pertanto di una specifica regolamentazione, si ritiene che l’ufficiale di stato civile che ha eseguito le pubblicazioni non possa rifiutarsi di richiedere la celebrazione ad altro Comune come indicato dai nubendi, senza entrare nel merito delle motivazioni da essi addotte.

In quale altro comune è possibile richiedere la celebrazione

Il Comune richiesto della celebrazione può essere sia il Comune di residenza dell’altro sposo/unito civilmente (dove non sono state richieste le pubblicazioni dai nubendi), sia un altro qualsiasi Comune, dove non è residente né lo sposo, né la sposa o gli uniti civilmente.
Interessato alla celebrazione potrebbe essere anche un nostro consolato all’estero (che è ufficiale di stato civile italiano).
Così come avviene in Italia, la richiesta di celebrazione ai sensi dell’articolo 109 del codice civile può essere richiesta da un nostro consolato ad un Comune italiano, od anche ad un altro consolato italiano, come fosse un qualsiasi Comune italiano.
Una volta celebrato il matrimonio, il relativo atto deve essere trascritto nei registri dello stato civile dei comuni di residenza degli sposi/uniti civilmente.

Costi

Nessuno.Può sorge il dubbio se l’atto di richiesta di celebrazione in altro Comune sia soggetto al bollo: la richiesta di celebrazione ai sensi dell’articolo 109 del codice civile del Comune delegante al Comune delegato (quello che celebra il matrimonio) rientra nei rapporti tra pubbliche amministrazioni, per cui tale richiesta non è soggetta a bollo

 

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